Cinque edizioni, un’unica visione


QuadriNomi nasce nel 2019 da un’idea semplice e ambiziosa: creare uno spazio in cui l’arte possa davvero incontrare le persone.
Ospitata ogni ottobre presso il Granaio di Nomi, la rassegna ha dato voce ad artisti del territorio e del panorama contemporaneo, trasformando ogni edizione in un’occasione di dialogo tra arte, cultura e comunità.
Per cinque anni consecutivi, QuadriNomi ha rappresentato un punto di riferimento culturale per la Vallagarina, dimostrando come una mostra possa diventare un’esperienza condivisa e partecipata.
Un luogo di incontro
Ogni edizione è stata costruita attorno all’esposizione delle opere, arricchita da incontri pubblici, serate a tema e momenti di confronto con ospiti provenienti dal mondo della cultura, dello sport e dell’impegno civile.
Tra gli ospiti intervenuti nel corso delle diverse edizioni figurano Francesco Moser, Maurizio Fondriest, Salvatore e Roberta Borsellino (fratello e nipote del giudice Paolo Borsellino), il pentito Gaspare Mutolo e numerose altre personalità capaci di trasformare ogni appuntamento in un’esperienza unica e partecipata.
Le cinque edizioni
Dal 2019 al 2023, QuadriNomi ha accompagnato la crescita del progetto curatoriale di Claudio Mattè attraverso cinque edizioni consecutive.
Per cinque edizioni consecutive, ogni appuntamento ha consolidato il rapporto con il territorio, inaugurando il Granaio e rendendo Nomi, un punto di riferimento culturale nella Vallagarina: un luogo dove arte, comunità e racconto si sono incontrati ogni anno.
Fondamentale la disponibilità del comune, ma sopratutto, il contributo di tutta la Pro Loco presieduta da Oscar Perghem.
Fin dal debutto, le serate legate all’esposizione hanno fatto registrare un a buona affluenza con la partecipazione di appassionati e visitatori, segnando l’inizio di un percorso culturale conosciuto e riconosciuto.
Prima edizione (2019)
La prima edizione ha visto protagonisti quattro straordinari artisti: Antonello Serra, Barbara Cappello, Matteo Boato, Lome. Quattro differenti linguaggi visivi, quattro modi unici di interpretare l’arte che, fin da subito, hanno saputo conquistare il pubblico.
Gli artisti:
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Antonello Serra: dalla metafisica alle tracce ancestrali.
Nato a Oristano il 6 febbraio 1967, Antonello Serra manifesta una precoce inclinazione verso le arti visive fin dall’adolescenza. Formatosi da autodidatta, intraprende un primo percorso di studio e sperimentazione attraverso la riproduzione dei grandi maestri della pittura del Novecento: le atmosfere di De Chirico, le geometrie di Carrà e, in modo determinante, il linguaggio di Salvador Dalí, che rimarrà per un ventennio la sua principale fonte di ispirazione e confronto estetico.
Dopo l’esordio espositivo in terra sarda nel 1989 e un’intensa fase di mostre regionali, a metà degli anni ’90 si trasferisce in Trentino. Il nuovo contesto geografico e il fertile scambio con l’ambiente artistico locale stimolano una profonda maturazione personale. Serra prosegue la sua indagine sul Surrealismo e sulla pittura metafisica fino al 2007, anno che segna una svolta radicale nella sua poetica.
A partire dal 2008, l’artista avvia una viscerale ricerca volta a riscoprire le proprie origini culturali e la memoria antica della sua terra d’origine. Immergendosi nello studio della civiltà nuragica, dei simboli primordiali, delle incisioni e delle antiche scritture, Serra crea nuovi e suggestivi cicli pittorici e installativi — tra i quali spiccano “Infrusiadas – Tracce della memoria”, le “Tabelle
nuragiche”, le “Grandi Madri” e le “Civiltà Invisibili”. Le sue opere diventano così custodi di un patrimonio archetipico, un ponte tra identità arcaica e sensibilità contemporanea.
Promotore d’arte e ideatore di progetti culturali di rilievo — tra cui l’iniziativa “Artisti a Statuto Speciale” —, Serra vanta un’ampia traiettoria espositiva.
Barbara Cappello: il corpo come territorio di metamorfosi.
Cresciuta in un ambiente familiare intimamente legato alla creazione visiva — ispirata prima dalla figura del padre pittore e successivamente dalla ricerca pittorica e scultorea del fratello —, Barbara Cappello ha sviluppato fin da giovanissima un rapporto nativo con il linguaggio artistico. Il suo percorso eclettico si muove con disinvoltura attraverso molteplici canali espressivi, intrecciando pittura, scrittura, poesia visiva e performance.
Al centro della sua indagine si pone costantemente il corpo: una materia viva, al contempo familiare e misteriosa, trattata come un volume ancora da decifrare e una fonte inesausta di narrazione. Nelle sue opere, la figura umana — prevalentemente femminile, ma aperta anche al maschile — non rimane mai isolata, ma entra in profonda connessione con l’elemento animale, vegetale e acquatico. Attraverso questo dialogo continuo, l’artista esplora i temi della metamorfosi, della trasformazione e dei moti interiori, traducendo l’evoluzione biologica ed emotiva della vita in una grammatica visiva unica.
Attualmente ricopre il ruolo di Presidente della FIDA (Federazione Italiana Degli Artisti) per la sezione Trento-Bolzano. Parallelamente alla produzione artistica — che la vede protagonista in numerose rassegne espositive —, opera come curatrice di mostre, ideatrice di eventi culturali e autrice di testi critici.
Matteo Boato: architetture della materia e ritmo del segno.
Il percorso eclettico di Matteo Boato fonda le sue radici in un dialogo profondo tra disciplina strutturale e sensibilità lirica. Dopo essersi diplomato in chitarra classica nel 1992— strumento che ha insegnato per un decennio presso diversi istituti musicali del Trentino —, consegue nel 1997 la laurea in Ingegneria Civile e, l’anno successivo a Torino, il diploma in Architettura Bioecologica. Questo background multidisciplinare, in cui convivono la precisione dello spazio e il ritmo della musica, trova la sua naturale sintesi nel 2001, anno in cui Boato decide di dedicarsi interamente alla pittura.
Nel corso della sua carriera ha sviluppato un’intensa attività espositiva che lo ha portato ad affermarsi sia nel contesto nazionale che sulla scena internazionale.
Le sue opere sono state presentate in importanti gallerie, musei e spazi istituzionali in Europa e nel mondo, toccando grandi capitali e centri d’arte tra cui Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Mosca, Lisbona e Barcellona, oltre a significative tappe in Svizzera, Regno Unito, Olanda e Lettonia. La sua pittura ha
inoltre riscosso un notevole interesse in Asia, con esposizioni in diverse città del Giappone (tra cui Fukuoka e Hakone) e ad Hong Kong, oltre a numerose rassegne nei principali distretti culturali della Russia e della Spagna.
Lome: pittura, materia e poesia.
Nato a Trento nel 1967, Lome (Lorenzo Menguzzato) si forma alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia con Riccardo Licata e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia nell’aula di Emilio Vedova.
Artista eclettico , fonda la sua ricerca sull’interazione tra arte figurativa, parola e ambiente. Ideatore e curatore dal 2003 del Bosco dei Poeti a Dolcè (Verona), integrando costantemente l’intervento artistico nello spazio pubblico.
Con oltre 200 mostre all’attivo, ha esposto in più di 50 istituzioni pubbliche e musei di rilievo internazionale, tra cui: Galleria civica a Civica di Trento e Palazzo delle Albere; Stedelijk Van Abbemuseum (Eindhoven), San Francisco Art Institute, Centro Galego de Arte Contemporánea e la Biennale di Venezia (Notte dei Poeti).
Tra i riconoscimenti istituzionali spiccano il Premio Telecom “Contagiare Bellezza” (giuriapresieduta da Umberto Eco) e gli incarichi curatoriali per la FAO a Roma (2011) e per EXPO
Milano (2015) in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente.
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Seconda edizione (2020)
L’edizione 2020, con gli artisti da Alex Cattoi, Amedeo Marchetti e il milanese Graziano Pastori, si è articolata in otto serate ricche di ospiti. Il programma ha visto la partecipazione del gruppo “Prove de Teatro” all’interno di due rassegne teatrali, l’esibizione di una scuola di ballo locale e un momento particolarmente sentito dalla comunità trentina, dedicato a Chico Forti,(all’epoca ancora recluso negli Stati Uniti) con lo zio Gianni.
Vittorio Sgarbi inizia ad apprezzare il lavoro e a farci visita.
Gli artisti:
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Alex Cattoi: la forza del segno grafico attraverso opere astratte.
Nato, residente e operativo a Rovereto, Alex Cattoi intraprende il proprio percorso espressivo durante gli anni di studio all’Istituto d’Arte “Fortunato Depero”, dove consegue il diploma in arti grafiche nel 2004. Il suo punto di partenza formale risale al 2000 con la creazione di Cammello magico, prima opera simbolica dalle forme antropomorfe e primitive che diventerà il nucleo
ispirativo e concettuale di tutta la sua produzione successiva.
Linguaggio, materie e ricerca formale. La ricerca artistica di Cattoi si muove tra la figurazione primordiale e la dimensione dell’inconscio. Tra i suoi mezzi espressivi d’elezione figurano l’argilla semi-refrattaria e le materie plastiche, apprezzate per la straordinaria malleabilità che consente di dare forma fluida a intuizioni plastiche infinite.
Attraverso la modellazione e l’uso combinato di ceramica smaltata e patine particolari — come il bitume di Giudea, storicamente legato agli albori della fotografia eliografica —, l’artista esplora
l’intersezione tra mondo naturale e reperto archeologico. Le sue forme attingono liberamente al fascino della natura, della terra, delle civiltà scomparse e dell’immaginario ancestrale o cosmico,
unendo maschere antiche ed elementi marini o extraterrestri per evocare mondi lontani e misteriosi.
Per Alex Cattoi l’atto artistico è uno sguardo interiore profondo: un processo in cui l’intuito formale e l’immediatezza del colore si fondono per sollecitare l’osservatore a porsi domande sulle proprie origini. Intendendo l’opera come specchio diretto dell’anima e l’arte contemporanea come uno strumento di educazione al rispetto per ciò che ci circonda, Cattoi affianca alla ricerca in studio un’intensa attività espositiva diffusa sul territorio, proiettando il proprio lavoro verso scenari e gallerie di respiro internazionale.
Amedeo Marchetti: la lirica materica e la poesia del naif.
Nato a Tione di Trento nel 1959 e residente a Bolbeno, Amedeo Marchetti manifesta una profonda inclinazione per il disegno e la pittura fin dalla prima giovinezza. Il suo percorso creativo prende
avvio verso la fine degli anni ’70 per poi approdare all’esordio ufficiale nel 1981, anno in cui ottiene i primi significativi riscontri di critica e un entusiastico consenso di pubblico.
A partire dal 1986 entra nell’alveo del Premio Nazionale dei Pittori Naïf, affermando un linguaggio personale e ricco di suggestioni poetiche. La qualità della sua indagine espressiva gli vale nel 1997 l’ingresso nella collezione permanente del Museo Nazionale delle Arti Naïves “Cesare Zavattini” di Luzzara (Reggio Emilia) con l’opera “Abbracciami forte stasera”, affiancato nello stesso anno dalla presentazione critica in videoconferenza del noto storico dell’arte Alfredo Gianolio.
Affermazione e Proiezione Internazionale. La sua carriera è costellata di prestigiosi traguardi sia in ambito nazionale che europeo. Tra le tappe di maggior rilievo spiccano:
- la partecipazione nel 2001 alla storica rassegna “Ligabue e dintorni” nei Comuni di Vomano e Tossicia, e la contestuale realizzazione di due grandi opere murali nel borgo di Azzinano;
- l’ingresso permanente nel patrimonio del Palais des Naïfs Musée International di Bages (Francia) nel 2001;
- la vittoria nel 2002 della “Lucia d’Oro”, primo premio della 32ª Edizione Internazionale di Varenna sul Lago di Como;
- la rappresentanza dell’arte italiana al 37° Mednarodni Tabor di Trebnje in Slovenia;
- la presenza continuativa, su invito, al Grand Prix Suisse et Grand Prix Europe de Peinture Primitive Moderne a Morges;
- l’esposizione al Museo di Vicq nei pressi di Parigi (2005), dove una sua opera è stata acquisita nella raccolta permanente.
In Italia, le sue opere sono state protagoniste di numerose mostre in grandi centri culturali e città d’arte (tra cui Milano, Torino, Bologna, Parma, Rimini e Trento) e capillarmente nel territorio trentino e giudicariese (Tione, Pinzolo, Rango di Bleggio, Ponte Arche, Condino). Segnalato sulle principali pubblicazioni e cataloghi d’arte contemporanea, del suo lavoro si sono occupati importanti storici, critici e giornalisti.
Graziano Pastori: ricerca emotiva trasformata in un espressionismo astratto.
Graziano Pastori è un artista poliedrico per il quale l’arte rappresenta una vera e propria ragione di vita. Il suo percorso inizia giovanissimo con i gessetti colorati, per poi approdare a soli quattordici anni alla pittura a olio, raffigurando le prime figure e paesaggi su tela e cartone. La sua formazione artistica fondamentale avviene a contatto con i fratelli Michele e Raffa Festa (rispettivamente scultore e pittore), ai quali si affiancano successivamente altri importanti maestri come lo scultore Pietro Giampaoli (incisore della Zecca di Stato e del Vaticano) e il pittore brianzolo Gino Meloni. A completare il suo bagaglio tecnico e culturale contribuiscono i frequenti viaggi tra gallerie e musei in Europa e oltreoceano.
Curioso e instancabile sperimentatore, Pastori si evolve dall’iniziale esperienza figurativa verso il linguaggio degli action painters e dell’espressionismo astratto. Attraverso lo studio di maestri moderni come Mimmo Rotella e Anselm Kiefer, sviluppa un’intensa ricerca sulla materia, integrando nello spazio fisico della tela materiali disparati quali sabbia, sacchi di juta, catrame e giornali.
Particolarmente significativo è il suo legame con gli Stati Uniti, paese in cui lavora per diversi anni senza mai abbandonare la passione per la pittura. Oltreoceano entra in contatto con illustri esponenti dell’Espressionismo Astratto del calibro di Willem de Kooning, Robert Motherwell, Sam Francis e Joan Mitchell. Tuttavia, è Jackson Pollock a rappresentare uno dei suoi principali riferimenti ideali per la pittura gestuale, caratterizzata da colori riccamente modulati e ampie pennellate che segnano
la tela.
Riconosciuto come un artista a tutto tondo e un “poeta del colore”, Pastori basa la sua opera sulla ricerca emotiva e su una visione spesso onirica del mondo. Nel suo studio a Rho, continua a creare opere in cui la figurazione lascia il posto a una dimensione cosmica e interiore. Come afferma lo stesso artista: «Fare arte non è copiare ma farne parte. La coscienza, il pensiero, l’arte, tutto esiste e prende forma se gradatamente rinunciamo al controllo con il mondo oggettivo».
Nelle sue composizioni multicromatiche, spesso create con l’ispirazione della musica classica (Beethoven, Bach, Chopin), forme e colori assumono movimenti e luminescenze intense, con
l’obiettivo di offrire un contributo personale e senza tempo all’arte contemporanea.
Principali opere e tappe espositive citate:
- “Contestazione operaia” (1968) – Olio su tela
- “Prigioniero di un sogno” (1972) – Tecnica mista su tela
- “Tutto è attualità” (2004) – Tecnica mista su tela
- “Attualità” (2006) – Tecnica mista su tavola
- “Dorata melodia” (2009) – Tecnica mista su tela
- Mostra presso Fideuram Milano (Maggio 2017)
- “Tutto è attualità” (2019) – Collage su cartone bristol
- “Dentro il mio cuore” (2020) – Vinilico su tela
- QuadriNomi (TN) (2020)
- “Il suono del vento” (2021) – Pittura vinilica su tela
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Terza edizione (2021)
La terza edizione, arricchita dalla partecipazione del trio di artisti trentini formato da Cirillo Grott, Marco Merruzza e Walter Salin, ha segnato un importante salto di qualità grazie alla realizzazione del primo catalogo ufficiale, curato dallo storico dell’arte e architetto Michelangelo Lupo. Ampio spazio in questa edizione è stato dedicato alla storia e al territorio attraverso serate sempre molto partecipate, aperte da un’originale e brillante presentazione firmata dal comico Lucio Gardin. Importante la visita fra le altre di Vittorio Sgarbi.
Gli artisti:
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Cirillo Grott (1937–1990): espressione plastica, poesia e materia.
Nato a Guardia di Folgaria nel 1937, Cirillo Grott si forma alla Scuola d’Arte di Ortisei e all’Accademia di Belle Arti di Roma sotto la guida di Pericle Fazzini. Dopo un’esperienza lavorativa
in Svizzera e i primi esordi espositivi a Losanna, Firenze e Monaco di Baviera, nel 1963 apre il suo studio-galleria a Rovereto, diventando anima viva del panorama culturale trentino.
Artista eclettico — scultore, pittore e poeta —, Grott ha sviluppato un linguaggio plastico intenso, capace di fondere radici alpine e respiro internazionale.
Tra le sue principali tappe espositive figurano:
- Sedi istituzionali e gallerie: Palazzo delle Esposizioni e Galleria Tiberina a Roma, Krieg Museum di Salisburgo, Parigi, C.I.D.A. di Milano e la Galleria Fogolino di Trento;
- Progetti tematici: La rassegna Arte e Violenza (1981) e la mostra Arte Sacra a Palazzo Pretorio (1983).
Scomparso nel 1990 dopo l’esposizione di Forchheim, la sua eredità è custodita e valorizzata presso la Casa-Museo di Guardia di Folgaria, dove sculture e dipinti sono esposti in permanenza,
testimoni di una figura in continua e meritata riscoperta critica.
Marco Merulla: l’anima del ferro e la metamorfosi del recupero.
Nato a Trento nel 1983 e residente a Vigolo Vattaro, Marco Merulla unisce una solida formazione in grafica e design del prodotto alla maestria artigiana ereditata dal padre nel restauro di mobili d’epoca.
La sua cifra scultorea si esprime attraverso un’originale pratica di assemblaggio materico: attrezzi in ferro battuto del passato, spesso dimenticati o insoliti, vengono sottratti all’oblio e ricomposti in
forme plastiche tridimensionali. Attraverso una spiccata intuizione visiva, Merulla trasfigura il metallo in suggestive figure zoomorfe ed esseri fantastici.
Le sue opere sollecitano la percezione dell’osservatore attraverso un raffinato gioco di prospettive.
Walter Salin: ricerca visiva e narrativa del visibile e invisibile.
Nato nel 1958 e cresciuto in una famiglia di raffinati sarti da cui ha assimilato il gusto estetico per il drappeggio e la materia, Walter Salin manifesta fin da bambino un’istintiva passione per il disegno. Il suo ingresso formale nel mondo dell’arte visiva avviene nel 1985 quando va a bottega dal maestro Carlo Fia, esercitandosi nel disegno copiando i busti scolpiti da Cirillo Grott. Il vero spartiacque per la sua carriera pittorica avviene durante un evento espositivo a San Babila, dove conosce la nota
giornalista d’arte Vittoria Palazzo, Salin inizia a frequentare le storiche botteghe pittoriche dei Navigli a Milano.
Definita criticamente come “figurativo di ricerca”, la pittura di Salin si distingue per una forte caratura narrativo-esistenziale, in cui la realtà e la dimensione spirituale convivono costantemente.
Una delle cifre stilistiche centrali della sua opera è la raffigurazione della bellezza della donna, interpretata come capolavoro di curve e linee e simbolo di armonia della creazione.
La sua tecnica spazia dall’uso dei tagli prospettici e delle velature a
una spiccata matericità e al sapiente uso delle lame di luce. In ogni tela emerge una sottile commistione tra sacro e profano, elegiaco e drammatico. Salin concepisce la pittura come un’esplorazione tra il visibile e l’invisibile.


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Quarta edizione (2022)
La quarta edizione rende omaggio agli artisti Angelo Orlandi, Maurizio Boscheri e Romano Conversano con una mostra volta a ricordare” l’importanza della memoria per costruire un futuro migliore” questo il tema della quarta edizione. Questo valore si riflette sia in ambito sportivo, grazie alla presenza di campioni come Francesco Moser e Maurizio Fondriest, sia nell’impegno civile: a trent’anni dalla strage di via D’Amelio, le testimonianze di Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo) e della nipote Roberta Gatani hanno conferito all’appuntamento un profondo valore etico, sociale e culturale. Si ripete inoltre la visita di Vittorio Sgarbi.
Gli artisti:
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Angelo Orlandi: anatomia fede e maestria plastica.
Scultore e pittore nato a Limarò di Lomaso nel 1943 e cresciuto a Villa Banale, Angelo Orlandi manifesta fin dall’infanzia una nativa inclinazione per il disegno. Il suo percorso formativo ha inizio presso la scuola d’intaglio e scultura dell’Istituto Artigianelli di Trento dove, sotto la guida del maestro scultore Domenico Artesani, acquisisce una solida conoscenza della prospettiva, della
figura umana e dei differenti stili ornamentali dal Gotico al Liberty. Dopo un’esperienza da intagliatore in prestigiose botteghe d’antiquariato a Brescia e Monza, perfeziona gli studi alla Scuola Statale d’Arte di Pozza di Fassa e consegue le abilitazioni all’Accademia di Brera a Milano. La sua
carriera professionale lo vedrà per decenni apprezzato docente di Discipline Plastiche e direttore dei laboratori di ebanisteria, formatura e stucchi, prima all’Istituto d’Arte di Gargnano del Garda e dal 1973 presso l’Istituto d’Arte di Trento.
Determinante per la sua svolta artistica fu l’incontro a Firenze con il celebre maestro Pietro Annigoni, il quale, colpito dalla perizia tecnica ed espressiva del giovane Orlandi, lo incoraggiò a
intraprendere con decisione la via dell’arte. In oltre mezzo secolo di attività, Orlandi ha sviluppato una produzione poliedrica che spazia dalla scultura in legno e bronzo alla pittura (olio, acrilico,
acquarello, affresco) e al disegno grafico e anatomico. La sua indagine sul corpo umano attinge direttamente al rigore e alla potenza espressiva di Michelangelo, fondendosi con un rigoroso studio della prospettiva e delle teorie del colore.
Profondamente legato al tessuto culturale trentino e membro dal 1989 dell’U.C.A.I. (Unione Cattolica Artisti Italiani) di Trento, Orlandi ha firmato fondamentali cicli pittorici e opere d’arte
sacra. Tra gli affreschi più significativi eseguiti nelle Valli Giudicarie spiccano:
- L’immagine di San Sisto nella chiesetta votiva di Villa Banale;
- La Madonna del Carmine sul capitello di Tavodo;
- Il ciclo decorativo sulla facciata della Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo in Banale;
- Il monumentale trittico absidale della Parrocchiale di Villa Banale, raffigurante la Santissima Trinità, le scene della Creazione del Mondo e l’Apocalisse.
La sua versatile perizia tecnica lo ha portato inoltre a collaborare con importanti realtà artigianali del Trentino per la fusione e la modellazione di medaglie, targhe e trofei in bronzo e metallo.
Maurizio Boscheri: lirica della natura e visioni transavanguardiste.
Nato a Mezzolombardo nel 1955 e attivo tra Ostuni e Galle (Sri Lanka), Maurizio Boscheri traduce nei suoi dipinti un’autentica passione per i viaggi e per il mondo naturale. Autodidatta, inizia a
dipingere nel 1997 sviluppando un linguaggio figurativo esuberante e materico, incentrato sulla biodiversità e sulla fauna selvatica.
Inserito da Skira tra i nomi internazionali del capitolo “Transavanguardia” nel volume Animali nell’Arte (a cura di Vittorio Sgarbi) e storicizzato da Maurizio Scudiero in Arte trentina del Novecento, Boscheri vanta opere aggiudicate in aste Sotheby’s e la partecipazione alla 54ª Biennale
di Venezia (Padiglione Italia).
Tra i suoi traguardi principali:
- Sedi espositive d’eccellenza: MUSE di Trento (con il progetto BiodiversitArt), Villa Borghese a Roma, Torre Branca a Milano, Mohatta Palace Museum di Karachi e Kolkata Center for Creativity;
- Proiezione globale: Gallerie a New York, Parigi, Dubai, Shanghai e il murale permanente all’Aeroporto Internazionale di Karachi;
- Presenze al fianco dei grandi: Mostre insieme a nomi del calibro di Keith Haring, Francis Bacon, Folon e Antonio Ligabue.
Nel 2019 la sua vita e la sua poetica sono state raccontate nella biografia Le parole non servono di Cristina Sperandio.
Romano Conversano (1920–2010): sintesi figurativa e esistenziale.
Nato a Rovigno d’Istria e formatosi all’Accademia di Belle Arti di
Venezia, Romano Conversano è stato tra i protagonisti della
pittura italiana del secondo Novecento. Durante gli anni della
Resistenza a Belluno crea un cenacolo artistico frequentato da
giovani talenti come Tancredi Parmeggiani, stringendo forti
legami con Emilio Vedova e Rodolfo Sonego.
Dal 1946 al 1954 è figura centrale nell’ambiente culturale di
Rovereto: sostiene la nascita di Casa Depero ed entra in profonda
sintonia con maestri trentini come Bruno Colorio, Remo Wolf e
Guido Polo. Nel 1954 si trasferisce definitivamente a Milano, pur
mantenendo un rifugio creativo a Peschici, nel Gargano, dove trae ispirazione per il ciclo della “Puglia antica”, un contrappunto solare e primordiale alle inquietudini esistenziali del ciclo “Donne
d’oggi”.
Nel corso della sua carriera ottiene prestigiosi riconoscimenti:
- 1974: conferimento dell’Ambrogino d’oro dal Comune di Milano;
- 1980: nomina ad accademico presso la storica Accademia Roveretana degli Agiati.
La sua pittura rimane un’intensa testimonianza di dialogo tra
identità adriatica, fermento milanese e rigore figurativo.
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Quinta edizione (2023)
Centrata sul tema della “metamorfosi”, la quinta edizione vede protagonisti gli artisti Giorgio Conta, Riccardo Schweizer e il parmense Sebastiano Furlotti. Un’esposizione all’avanguardia, arricchita da un programma di serate che ha intessuto teatro, filosofia e la consueta cena alla Locanda delle Tre Chiavi. Tra gli appuntamenti più intesi, l’incontro con il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo: una figura complessa che ha testimoniato il suo lungo e sofferto percorso di redenzione dal passato mafioso, maturato anche attraverso la scelta di affiancare lo Stato. Importante la presentazione dello storico Maurizio Scudiero oltre che la ormai tadizionale visita di Vittorio Sgarbi
Gli artisti:
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Giorgio Conta: la forma, il sacro e la materia plastica.
Nato a Cles nel 1978 e attivo a Monclassico (Val di Sole), Giorgio Conta cresce in un vivace stimolo culturale, accostando personalità del calibro del pianista Arturo Benedetti Michelangeli. Formatosi alla scuola di scultura di Ortisei, sviluppa un percorso poliedrico tra plastica bronzea, pittura e disegno.
Autore di opere monumentali internazionali — come il bronzo di 5 metri per il St Mary Cemetery di Chicago, l’intervento all’aeroporto di Fiumicino e la scultura a Padre Kino —, nel 2010 dona a Papa Benedetto XVI il bozzetto del gruppo bronzeo per il Santuario di Pietralba.
Tra le tappe espositive di maggior prestigio:
- 2015: invito di Vittorio Sgarbi a Expo Milano (“Tesori d’Italia”) e al MuSa di Salò;
- 2017: mostra al MART (Galleria Civica di Trento) e partecipazione a Milano Scultura;
- 2019: personale al LuCCA Museum insieme alla rassegna su Fortunato Depero;
- Fiere ed eventi internazionali: Miami, Istanbul, Palm Beach, Losanna e il Museo Marino Marini.
Sulla sua produzione hanno espresso note critiche illustri storici e personalità della cultura, tra cui Maurizio Vanni, Valerio Dehò, Paolo Levi e il regista Pupi Avati.
Riccardo Schweizer (1925–2004): sintesi delle arti e dialogo internazionale.
Nato a Mezzano e formatosi nell’Accademia di Belle Arti di Venezia (dove insegna pittura dal 1954 al 1960), Riccardo Schweizer è stato una figura poliedrica di pittore, scultore, ceramista e architetto.
Frequenta la Costa Azzurra dal 1950, entrando in contatto diretto con maestri quali Pablo Picasso, Marc Chagall e Massimo Campigli. Nel 1958 il Museo Picasso di Antibes gli dedica una rilevante personale, consacrandone il profilo internazionale.
Autore di monumentali interventi pubblici e integrati nell’architettura, Schweizer si distingue per un’espressività plastica e cromaticamente vivace. Ha incarnato una straordinaria sintesi tra avanguardia europea e identità locale. Tra le sue opere principali:
- Grandi cicli murali e rilievi: Il bassorilievo per il Municipio di Carros a Nizza, le decorazioni per il Palais des Festivals di Cannes e il grande affresco (1986) per l’Istituto Trentino di Cultura (ora FBK);
- Design e tutela: I progetti con Ceramica Pagnossin, il Primo Premio Murano (1986) e la progettazione del Ristorante Da Silvio a San Michele all’Adige, oggi bene culturale tutelato.
Sebastiano Furlotti: l’arte come testimonianza sociale.
Nato a Parma nel 2004 e formatosi agli studi classici, Sebastiano Furlotti rappresenta una delle voci più giovani e impegnate della nuova scena figurativa. La sua passione per la pittura si consolida
precocemente intorno ai sedici anni, evolvendo rapidamente da inclinazione personale a una ricerca costante e rigorosa.
A soli diciassette anni si impone all’attenzione del pubblico e della critica con l’opera “Una Guernica per l’Afghanistan”, un arazzo di forte caratura civile ed espressiva esposto a Parma, Venezia e presso il prestigioso Museo del ADI Compasso d’Oro di Milano. A questo primo traguardo sono seguite numerose partecipazioni a rassegne espositive, mostre personali, collettive e fiere d’arte.
Al centro della poetica di Furlotti si colloca la figura umana, indagata nella sua complessità emotiva e sociale.
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L’evoluzione del progetto
Nel 2024 QuadriNomi si è evoluto in una nuova esperienza curatoriale.
Il trasferimento presso Progetto Manifattura di Rovereto ha segnato l’inizio di una nuova fase del percorso, dando vita a IncontrArti, un progetto capace di ampliare ulteriormente il dialogo tra arte contemporanea, territorio e partecipazione.
Più che una conclusione, QuadriNomi rappresenta le fondamenta su cui è nato un progetto destinato a crescere e rinnovarsi nel tempo.













































































































































